Fin dal primo giorno, dopo il mio arrivo, ho chiesto ad una guida balinese di farmi assistere ad un rito di cremazione. In certi periodi dell’anno se ne trovano un po’ ovunque ma, non essendo pubblicizzate, è necessario informarsi dalla gente del posto.
Quest’esperienza era impressa dentro di me fin dal mio primo viaggio in questa terra nel 1988. Mi trovai casualmente ad assistere ad una processione di animali in cartapesta colorata che, trasportati da uomini, racchiudevano piccoli pacchetti avvolti in un telo bianco.
Ho scoperto solo ora che si trattava di una cerimonia simbolica in ricordo dei defunti. Terminava in un prato con, disposti in cerchio,piccoli tralicci ricoperti da rami e steppaglia dove, assieme ai pochi resti del defunto, venivano depositati doni, fiori, cibi, tessuti e preziosi. Il fuoco bruciava tutto e i parenti in festa cantavano e gioivano.

Questa volta però l’esperienza non è stata solo rappresentativa.
Per i Balinesi la morte è un importante passaggio spirituale. E’ lo spirito che lascia la terra e raggiunge le divinità. E’ un momento in cui si fondono la terra e il cielo, l’anima si allontana da una dimensione per raggiungerne un’altra, in un unico cosmo.
Dalla famiglia ciò è vissuto come un evento naturale, triste ma sereno.
E il corpo?
Il corpo è materia, senza anima ha poco significato ma per il corpo c’è un rito che dura giorni e giorni, ha come obiettivo la definitiva depurazione della casa, dei parenti e di tutto il villaggio, dalla presenza di qualsiasi forma maligna.
Dopo la morte, la famiglia interpella gli spiriti per stabilire il mese, giorno, ora , in cui procedere alla cremazione.
Raramente il rito si svolge entro pochi giorni. Ci sono importanti preparativi: la costruzione della bara, più o meno imponente in base alla casta sociale, la raccolta dei doni ecc.
In molti casi, nelle famiglie più povere, possono trascorrere anni per raccogliere i soldi necessari al rito. In questo caso il corpo viene provvisoriamente sotterrato, dentro una semplice bara in legno, nell’area chiamata Krematorium.
Quello a cui mi sono trovata ad assistere,è stato un funerale di due persone di diversa casta, defunte da due settimane circa. La loro ricchezza sulla terra si evidenziava dallo sfarzo e grandezza della bara e dall’eleganza e ricchezza dei doni.

Entrambi i corpi, al termine della processione dal tempio al Krematorium , sono stati presi dalle loro bare da uomini specializzati nello svolgere questo compito e adagiati, coperti solo da un telo bianco, su due imponenti strutture in ferro preparate per la loro bruciatura.
Queste particolari gabbie lasciano assistere alla consumazione, sotto un potente fuoco, del corpo del defunto. Sconcertante e affascinante nello stesso tempo.


I parenti, conoscenti, tutta la contea, assistono all’evento. I turisti possono partecipare a questa festa, fotografare, parlare con la famiglia. Mediamente per due ore il fuoco continua a bruciare il corpo e mi sono trovata ad assistere a scene raccapricciante quando l’addetto alla cremazione con un bastone rompeva le ossa delle gambe per accatastarle sotto al busto.
Al termine si brucia anche la bara e i doni offerti.
Tutto viene raccolto in un’urna che, per alcuni giorni a seguire , viene portata da un tempio all’altro per ingraziarsi gli dei.
Un’esperienza forte, sconcertante all’inizio. Quando però ti accorgi che tutto ciò che succede fa parte della loro vita, che è un momento di festa, allora ti rilassi e pensi a quanto può essere naturale tutto ciò.
Affascinata da questa esperienza, ho raggiunto Ubud, dieci giorni dopo circa, per assistere ad una cerimonia imponente. Il funerale di un membro della famiglia reale. Un evento che si verifica talmente raramente da essere considerata una vera fortuna. Già dalle nove di mattina tutto il paese si stava dirigendo verso il tempio dove si trovava la salma. Fuori dal tempio una bara alta più di trenta metri attendeva di trasportare il corpo alla sua cremazione.Una fila di animali in cartapesta anticipava l’imponente costruzione. Questi feticci sono stati donati da diverse famiglie della zona. Tutti gli animali rappresentavano il toro, simbolo del defunto reale. Trasportate su portantine di bambù da decine di persone, hanno anticipato la lunghissima processione.
In attesa della partenza di questa lunga fila di animali di cartone si potevano osservare tutte le portantine pronte alla processione. Erano centinaia, occupavano l’intero viale per centinaia di metri. Tutto il quartiere quel giorno ha dovuto rinunciare alla corrente elettrica,i fili sono stati tolti dalle strade per impedire che le manovre dell’altissima bara del nobile li toccasse.Un toro nero, enorme, costruito per accogliere la salma durante la cremazione era pronto per il trasporto. Poi centinaia, migliaia di doni, fiori, incensi, cibi, anche una porchetta allo spiedo erano posati ovunque sulla enorme bara e su tutte quelle più piccole che avrebbero seguito o anticipato il feretro.

Infine un enorme drago, che prima di uscire dal tempio, ha simulato una lotta con un parente del defunto per poi essere ingabbiato e trasportato con tutto il resto.Preghiere officiate da sacerdoti in bianco, ricchi di ori e preziosi, benedizioni ai doni, alle persone, ai feticci pronti per accogliere il corpo.
Un’incredibile esplosione di colori, suoni, preghiere, hanno riempito per ore il tempo in attesa della partenza verso il Krematorium.
Uno schieramento di militari e polizia mi hanno impedito l’entrata nel tempio. Eravamo circa tremila persone ad attendere che il corpo coperto di bianco del nobile venisse portato in cima alla sua bara attraverso un ponte in legno costruito per l’occasione.
Sono serviti due mesi, mi ha detto la guida, per realizzare tutto ciò e circa duecentomila euro. Una cifra che solo i reali si possono permettere .
Arrivando sul posto molto presto sono riuscita a guardare da vicino tutte queste bare a forma di toro, avvicinarmi agli animali sacri e alla maestosa bara. Nei cortili del tempio solo le caste di alto livello, invitate alla cerimonia, avevano accesso e da fuori li potevo vedere scambiarsi saluti, sorrisi e chiacchiere.
Quando finalmente il sole, dopo mezzogiorno, volgeva al tramonto,verso est, la bara è stata trasportata da quattro uomini nella sua tomba e portata sulle spalle da 64 uomini che si davano il cambio ogni 300-400 metri lungo il viale verso il krematorium.
Nonostante lo sforzo per avvicinarsi al luogo della cremazione, non sono riuscita ad infilarmi tra le migliaia di persone che assistevano all’evento. Ho rinunciato ad assistere al rito finale, da lontano avrei visto solo del fumo salire. In fondo, il corpo, anche se di un reale, si sarebbe consumato come tutti gli altri!
